martedì 27 gennaio 2026

I Caracciolo in Wikipedia

1. Caracciolo: Storia generale. Fonte: Wikiwand.

Caracciolo

famiglia nobile italiana

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La Casata dei Caracciolo è una famiglia nobile italiana di origine napoletana, attestata sin dal X secolo e considerata tra le più antiche e influenti del Regno di Napoli. Ha dato origine a numerosi rami, come quelle dei Caracciolo del SoleRossiPisquizidi Brienzadi Castagneto e di San Vito, che ricoprirono per secoli incarichi civili, militari ed ecclesiastici, sia nel Regno di Napoli sia presso le corti europee, inclusi la Spagna e il Sacro Romano Impero.

Tra i suoi membri si annoverano Francesco Caracciolo, ammiraglio e patriota della Repubblica NapoletanaMarino Caracciolo, cardinale e governatore del Ducato di Milano per conto di Carlo V, e, in epoca contemporanea, Marella Caracciolo di Castagneto, mecenate e promotrice culturale, e Lucio Caracciolo, editorialista e analista geopolitico[3][4][5].

STORIA

Origini

La famiglia Caracciolo è documentata a partire dal X secolo nell'ambito del Ducato di Napoli, durante una fase di autonomia formale rispetto al potere centrale bizantino e prima dell'espansione normanna. L'origine del casato è stata successivamente oggetto di elaborazioni genealogiche leggendarie, che ne attribuiscono l'ascendenza all'imperatore Niceforo II Foca, ma la fonte più antica attendibile è costituita da un atto datato 20 marzo 976, nel quale è attestata Teodonanda, figlia di Teodoro Caracciolo, autrice di una donazione al monastero dei Santi Sergio e Bacco[2][6].

Teodoro, menzionato nel documento con la forma latinizzata Theodorus Caracziolus, è indicato come sepolto insieme alla moglie Urania nella cattedrale di Santa Maria Assunta, elemento che suggerisce l'appartenenza della famiglia a un ceto aristocratico urbano già strutturato e integrato nelle gerarchie ecclesiastiche locali[7].

Nel medesimo contesto, i Caracciolo risultano tra le famiglie patrizie incluse nel Seggio di Capuana, uno dei Sedili di Napoli che costituivano il sistema di rappresentanza della nobiltà cittadina. Tali organismi esercitavano funzioni amministrative, fiscali e giudiziarie in collaborazione con le autorità ducali e successivamente con quelle regie[8]. Il riconoscimento di privilegi specifici da parte del duca Sergio VII di Napoli, ultimo sovrano locale prima della conquista normanna, consolidò la posizione della famiglia all'interno della struttura politica e istituzionale della città[9].


XII secolo

Nel XII secolo, la casata si ramificò a partire dai discendenti di Landolfo Caracciolo. Due suoi figli furono alla base di altrettante linee dinastiche: Riccardo, capostipite dei cosiddetti Caracciolo Rossi, e Filippo, da cui derivarono i Caracciolo Pisquizi, da cui a loro volta si svilupparono i rami dei Caracciolo del Sole e di Pisciotta. La nomenclatura rifletteva i colori araldici o i territori controllati, e queste differenziazioni erano già riconoscibili negli atti feudali e notarili dell'epoca[10].

I membri della famiglia consolidarono la propria presenza nei territori interni del Regno, in particolare in CampaniaLucania e Calabria. Non mancò il coinvolgimento negli ambienti ecclesiastici, con membri che entrarono nei capitoli delle cattedrali e in vari monasteri benedettini, integrandosi nella rete del potere spirituale e temporale.

XIII-XIV secolo

Nel corso del Duecento e del Trecento, la famiglia Caracciolo risulta integrata nelle strutture amministrative e feudali del Regno, durante la transizione dal dominio svevo alla monarchia angioina. L'inserimento nella corte degli Angioini è documentato attraverso l'attribuzione di castellanie, contee e incarichi di natura civile e militare, che contribuirono alla progressiva espansione della casata nei territori dell'Italia meridionale[8].

In questo periodo si consolidarono alcune linee interne al casato, individuate nelle fonti come Caracciolo CanellaCaracciolo UgotCaracciolo Viola e Caracciolo Ciccola[5]. Tali rami sono attestati nei registri fiscali, giudiziari e feudali, e riflettono l'articolazione progressiva della famiglia all'interno del patriziato e dell'amministrazione locale.

Tra i membri documentati si distingue Riccardo Caracciolo, appartenente al ramo dei Caracciolo Rossi, che fu cavaliere dell'Ordine di Malta e, nel 1383, fu nominato Gran Maestro da Urbano VI, durante il Grande Scisma d'Occidente. La sua nomina avvenne in opposizione al maestro insediato a Rodi, riconosciuto dalla parte avignonese. Riccardo operò principalmente da Roma e fu coinvolto in attività diplomatiche legate al sostegno pontificio, mantenendo il titolo fino alla morte avvenuta nel 1395[11].

XV secolo

Durante il XV secolo, la famiglia Caracciolo consolidò ulteriormente la propria posizione all'interno della nobiltà del Regno di Napoli, in particolare durante il periodo della monarchia aragonese[12]. Alcuni membri assunsero incarichi centrali nell'amministrazione del Regno e furono coinvolti nei principali eventi politici del tempo.

Tra le figure di rilievo è documentato Giovanni Tommaso Caracciolo, appartenente al ramo del Sole, che ricoprì la carica di Gran Siniscalco del Regno di Napoli, una delle più alte funzioni dell'apparato amministrativo. Risulta coinvolto nella congiura dei baroni del 1485, un conflitto tra la corona e l'alta nobiltà feudale. Nonostante l'accusa di cospirazione contro Ferdinando I di Napoli, riuscì a evitare la confisca dei beni e mantenne parte delle proprie prerogative, come emerge dalle fonti coeve[13].

XVI secolo

Nel Cinquecento, la famiglia Caracciolo risulta ampiamente inserita nelle strutture politico-amministrative del Vicereame di Napoli, retto dalla Corona di Spagna. Diversi esponenti assunsero incarichi diplomatici, ecclesiastici e giudiziari in ambito sia locale sia imperiale, a testimonianza della progressiva proiezione sovraregionale della casata.

Tra i membri più noti figura Marino Caracciolo (1468-1538), appartenente al ramo dei Caracciolo di Melfi. Fu nominato nunzio apostolico da Leone X e svolse missioni diplomatiche presso la corte imperiale di Carlo V del Sacro Romano Impero. In seguito fu designato governatore del Ducato di Milano, dove esercitò funzioni di rappresentanza e amministrazione per conto della monarchia asburgica. Creato cardinale nel 1535, concluse la carriera ecclesiastica e diplomatica a Roma[14].

Durante lo stesso periodo, altri membri della famiglia ricoprirono cariche episcopali in sedi del Mezzogiorno italiano. Tra questi, Ascanio Caracciolo fu arcivescovo di Cosenza e attuatore delle direttive del Concilio di Trento a livello locale. La presenza di membri del casato nei capitoli cattedrali e nei centri monastici è attestata in numerose diocesi del Regno[5].

L'espansione patrimoniale proseguì attraverso l'acquisizione e la conferma di titoli nobiliari, tra cui quelli di marchese, conte e barone, concessi o rinnovati dalla monarchia spagnola in favore di diversi rami della famiglia[4]. I Caracciolo risultano attivi in CampaniaBasilicataCalabriaAbruzzo e Molise, dove gestivano numerosi feudi e giurisdizioni civili e criminali.

XVII secolo

Nel corso del XVII secolo, la casata mantenne una posizione di rilievo all’interno dell'aristocrazia del Regno di Napoli, sotto la dominazione della monarchia spagnola. La documentazione dell'epoca attesta la presenza di esponenti del casato in incarichi vicereali, amministrativi e diplomatici, in linea con l'orientamento filoasburgico di numerose famiglie nobili meridionali.

Francesco Caracciolo di Brienza ricoprì la carica di viceré in Sicilia e successivamente a Valencia, in territorio spagnolo. Le fonti archivistiche lo segnalano impegnato nella gestione delle finanze locali in un contesto segnato da difficoltà fiscali e tensioni con la popolazione urbana e rurale[15].

Un altro esponente di primo piano fu Nicola Caracciolo di San Vito, al quale, per servizi resi in ambito civile e militare, fu conferito il titolo di principe del Sacro Romano Impero e l'ammissione all'Ordine del Toson d'oro, una delle massime onorificenze della monarchia asburgica[5]. Tali riconoscimenti contribuirono al rafforzamento dei rapporti tra il ramo pugliese della famiglia e la corte imperiale di Vienna.

La partecipazione della famiglia agli organi consultivi del governo vicereale, tra cui il Consiglio Collaterale e la Camera della Sommaria, è attestata in modo continuativo nel corso del secolo, indicando un'integrazione strutturale della casata nei meccanismi decisionali del Regno[8].

XVIII secolo

Nel XVIII secolo, la famiglia Caracciolo continuò a ricoprire incarichi ecclesiastici e civili nel contesto del Regno di Napoli, durante il passaggio dalla dominazione spagnola alla monarchia borbonica. La continuità nell'esercizio di funzioni pubbliche e religiose si riflette nella presenza di membri del casato in sedi vescovili e in organi amministrativi regionali.

Tra le figure più documentate figura Filippo Caracciolo, vescovo di Aversa dal 1702 al 1728, che promosse riforme in ambito educativo, assistenziale e pastorale, in linea con le direttive del giuseppinismo e con le tendenze riformatrici in ambito ecclesiale dell'epoca[16].

Il casato mantenne inoltre un ruolo significativo nella gestione dei propri feudi e dei patrimoni immobiliari. Alcuni rami, tra cui quello dei Caracciolo di Santobono, ottennero o consolidarono titoli nobiliari, come quello di Duca di San Vito, conferito da sovrani borbonici o riconfermato con diplomi di rinnovazione[7]. Le alleanze matrimoniali con famiglie di pari rango, come i Capece Minutolo e i Gonzaga, contribuirono alla conservazione dello status nobiliare e all'inserimento dei Caracciolo nelle reti dinastiche dell'aristocrazia meridionale.

XIX secolo

La partecipazione della famiglia ai processi politici e militari del XIX secolo è attestata da numerosi episodi documentati, tra cui emerge in particolare il coinvolgimento diretto di alcuni suoi membri nei principali eventi della storia del Regno di Napoli e della successiva fase unitaria.

Francesco Caracciolo (1752-1799), ufficiale della marina borbonica, aderì alla Repubblica Napoletana assumendo il comando della flotta repubblicana. Catturato al termine del conflitto e sottoposto a un procedimento giudiziario irregolare, fu condannato a morte ed eseguito per impiccagione per ordine di Horatio Nelson, in un contesto di restaurazione monarchica sostenuta dalla prima coalizione antifrancese[17].

Negli anni successivi, diversi rami del casato continuarono a esercitare funzioni pubbliche e a partecipare alla vita politica del Regno delle Due Sicilie. Tra questi si distingue Giuseppe Caracciolo di Forino (1805-1881), il quale, già attivo nel quadro amministrativo borbonico, fu nominato senatore del Regno d'Italia con decreto reale nel 1861, all'indomani dell'Unità d'Italia.[18].

La casata figura tra le casate iscritte al Libro d'oro della nobiltà italiana a partire dal 1869, in seguito al censimento nobiliare avviato dallo Stato italiano per il riconoscimento delle dignità preunitarie[4]. La varietà di posizioni politiche assunte dai diversi rami in questa fase riflette le trasformazioni in atto nel tessuto aristocratico italiano tra RestaurazioneRisorgimento e Stato unitario.

Epoca recente

L'impegno in ambito politico e istituzionale proseguì anche durante il XX secolo, con esponenti della famiglia attivi nella fase della transizione democratica italiana. Filippo Caracciolo di Castagneto (1903-1965), appartenente al ramo di Castagneto, fu esponente del Partito d'Azione e prese parte alla Resistenza italiana. Dopo la liberazione, ricoprì l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo guidato da Alcide De Gasperi nel 1945, contribuendo alla riorganizzazione delle istituzioni statali nel contesto del dopoguerra[19]. Un'altra figura di rilievo appartenente al ramo dei Caracciolo di Castagneto fu Marella Caracciolo di Castagneto (1927-2019), nota per la sua attività nel campo delle arti e della cultura. Sposò Gianni Agnelli, presidente della FIAT, e fu mecenate, collezionista e promotrice di iniziative editoriali e artistiche. Il suo contributo all'estetica del secondo dopoguerra italiano, anche attraverso la fondazione Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, è stato oggetto di riconoscimenti nazionali e internazionali[20].

Attraverso il matrimonio tra un esponente della famiglia e Marguerite Caetani, il casato si legò alla storica dinastia romana dei Caetani. Marguerite, di origine statunitense, fu promotrice di iniziative editoriali e culturali tra cui la rivista letteraria Botteghe Oscure, attiva tra 1948 e 1960, e considerata tra le principali pubblicazioni letterarie europee del secondo dopoguerra.

In epoca recente, Lucio Caracciolo si è distinto come editorialista e analista geopolitica. Collabora con la rivista Limes e con altre testate italiane, occupandosi di relazioni internazionali e studi strategici.