martedì 27 gennaio 2026

I Caracciolo in Wikipedia

1. Caracciolo: Storia generale. Fonte: Wikiwand.

Caracciolo

famiglia nobile italiana

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La Casata dei Caracciolo è una famiglia nobile italiana di origine napoletana, attestata sin dal X secolo e considerata tra le più antiche e influenti del Regno di Napoli. Ha dato origine a numerosi rami, come quelle dei Caracciolo del SoleRossiPisquizidi Brienzadi Castagneto e di San Vito, che ricoprirono per secoli incarichi civili, militari ed ecclesiastici, sia nel Regno di Napoli sia presso le corti europee, inclusi la Spagna e il Sacro Romano Impero.

Tra i suoi membri si annoverano Francesco Caracciolo, ammiraglio e patriota della Repubblica NapoletanaMarino Caracciolo, cardinale e governatore del Ducato di Milano per conto di Carlo V, e, in epoca contemporanea, Marella Caracciolo di Castagneto, mecenate e promotrice culturale, e Lucio Caracciolo, editorialista e analista geopolitico[3][4][5].

STORIA

Origini

La famiglia Caracciolo è documentata a partire dal X secolo nell'ambito del Ducato di Napoli, durante una fase di autonomia formale rispetto al potere centrale bizantino e prima dell'espansione normanna. L'origine del casato è stata successivamente oggetto di elaborazioni genealogiche leggendarie, che ne attribuiscono l'ascendenza all'imperatore Niceforo II Foca, ma la fonte più antica attendibile è costituita da un atto datato 20 marzo 976, nel quale è attestata Teodonanda, figlia di Teodoro Caracciolo, autrice di una donazione al monastero dei Santi Sergio e Bacco[2][6].

Teodoro, menzionato nel documento con la forma latinizzata Theodorus Caracziolus, è indicato come sepolto insieme alla moglie Urania nella cattedrale di Santa Maria Assunta, elemento che suggerisce l'appartenenza della famiglia a un ceto aristocratico urbano già strutturato e integrato nelle gerarchie ecclesiastiche locali[7].

Nel medesimo contesto, i Caracciolo risultano tra le famiglie patrizie incluse nel Seggio di Capuana, uno dei Sedili di Napoli che costituivano il sistema di rappresentanza della nobiltà cittadina. Tali organismi esercitavano funzioni amministrative, fiscali e giudiziarie in collaborazione con le autorità ducali e successivamente con quelle regie[8]. Il riconoscimento di privilegi specifici da parte del duca Sergio VII di Napoli, ultimo sovrano locale prima della conquista normanna, consolidò la posizione della famiglia all'interno della struttura politica e istituzionale della città[9].


XII secolo

Nel XII secolo, la casata si ramificò a partire dai discendenti di Landolfo Caracciolo. Due suoi figli furono alla base di altrettante linee dinastiche: Riccardo, capostipite dei cosiddetti Caracciolo Rossi, e Filippo, da cui derivarono i Caracciolo Pisquizi, da cui a loro volta si svilupparono i rami dei Caracciolo del Sole e di Pisciotta. La nomenclatura rifletteva i colori araldici o i territori controllati, e queste differenziazioni erano già riconoscibili negli atti feudali e notarili dell'epoca[10].

I membri della famiglia consolidarono la propria presenza nei territori interni del Regno, in particolare in CampaniaLucania e Calabria. Non mancò il coinvolgimento negli ambienti ecclesiastici, con membri che entrarono nei capitoli delle cattedrali e in vari monasteri benedettini, integrandosi nella rete del potere spirituale e temporale.

XIII-XIV secolo

Nel corso del Duecento e del Trecento, la famiglia Caracciolo risulta integrata nelle strutture amministrative e feudali del Regno, durante la transizione dal dominio svevo alla monarchia angioina. L'inserimento nella corte degli Angioini è documentato attraverso l'attribuzione di castellanie, contee e incarichi di natura civile e militare, che contribuirono alla progressiva espansione della casata nei territori dell'Italia meridionale[8].

In questo periodo si consolidarono alcune linee interne al casato, individuate nelle fonti come Caracciolo CanellaCaracciolo UgotCaracciolo Viola e Caracciolo Ciccola[5]. Tali rami sono attestati nei registri fiscali, giudiziari e feudali, e riflettono l'articolazione progressiva della famiglia all'interno del patriziato e dell'amministrazione locale.

Tra i membri documentati si distingue Riccardo Caracciolo, appartenente al ramo dei Caracciolo Rossi, che fu cavaliere dell'Ordine di Malta e, nel 1383, fu nominato Gran Maestro da Urbano VI, durante il Grande Scisma d'Occidente. La sua nomina avvenne in opposizione al maestro insediato a Rodi, riconosciuto dalla parte avignonese. Riccardo operò principalmente da Roma e fu coinvolto in attività diplomatiche legate al sostegno pontificio, mantenendo il titolo fino alla morte avvenuta nel 1395[11].

XV secolo

Durante il XV secolo, la famiglia Caracciolo consolidò ulteriormente la propria posizione all'interno della nobiltà del Regno di Napoli, in particolare durante il periodo della monarchia aragonese[12]. Alcuni membri assunsero incarichi centrali nell'amministrazione del Regno e furono coinvolti nei principali eventi politici del tempo.

Tra le figure di rilievo è documentato Giovanni Tommaso Caracciolo, appartenente al ramo del Sole, che ricoprì la carica di Gran Siniscalco del Regno di Napoli, una delle più alte funzioni dell'apparato amministrativo. Risulta coinvolto nella congiura dei baroni del 1485, un conflitto tra la corona e l'alta nobiltà feudale. Nonostante l'accusa di cospirazione contro Ferdinando I di Napoli, riuscì a evitare la confisca dei beni e mantenne parte delle proprie prerogative, come emerge dalle fonti coeve[13].

XVI secolo

Nel Cinquecento, la famiglia Caracciolo risulta ampiamente inserita nelle strutture politico-amministrative del Vicereame di Napoli, retto dalla Corona di Spagna. Diversi esponenti assunsero incarichi diplomatici, ecclesiastici e giudiziari in ambito sia locale sia imperiale, a testimonianza della progressiva proiezione sovraregionale della casata.

Tra i membri più noti figura Marino Caracciolo (1468-1538), appartenente al ramo dei Caracciolo di Melfi. Fu nominato nunzio apostolico da Leone X e svolse missioni diplomatiche presso la corte imperiale di Carlo V del Sacro Romano Impero. In seguito fu designato governatore del Ducato di Milano, dove esercitò funzioni di rappresentanza e amministrazione per conto della monarchia asburgica. Creato cardinale nel 1535, concluse la carriera ecclesiastica e diplomatica a Roma[14].

Durante lo stesso periodo, altri membri della famiglia ricoprirono cariche episcopali in sedi del Mezzogiorno italiano. Tra questi, Ascanio Caracciolo fu arcivescovo di Cosenza e attuatore delle direttive del Concilio di Trento a livello locale. La presenza di membri del casato nei capitoli cattedrali e nei centri monastici è attestata in numerose diocesi del Regno[5].

L'espansione patrimoniale proseguì attraverso l'acquisizione e la conferma di titoli nobiliari, tra cui quelli di marchese, conte e barone, concessi o rinnovati dalla monarchia spagnola in favore di diversi rami della famiglia[4]. I Caracciolo risultano attivi in CampaniaBasilicataCalabriaAbruzzo e Molise, dove gestivano numerosi feudi e giurisdizioni civili e criminali.

XVII secolo

Nel corso del XVII secolo, la casata mantenne una posizione di rilievo all’interno dell'aristocrazia del Regno di Napoli, sotto la dominazione della monarchia spagnola. La documentazione dell'epoca attesta la presenza di esponenti del casato in incarichi vicereali, amministrativi e diplomatici, in linea con l'orientamento filoasburgico di numerose famiglie nobili meridionali.

Francesco Caracciolo di Brienza ricoprì la carica di viceré in Sicilia e successivamente a Valencia, in territorio spagnolo. Le fonti archivistiche lo segnalano impegnato nella gestione delle finanze locali in un contesto segnato da difficoltà fiscali e tensioni con la popolazione urbana e rurale[15].

Un altro esponente di primo piano fu Nicola Caracciolo di San Vito, al quale, per servizi resi in ambito civile e militare, fu conferito il titolo di principe del Sacro Romano Impero e l'ammissione all'Ordine del Toson d'oro, una delle massime onorificenze della monarchia asburgica[5]. Tali riconoscimenti contribuirono al rafforzamento dei rapporti tra il ramo pugliese della famiglia e la corte imperiale di Vienna.

La partecipazione della famiglia agli organi consultivi del governo vicereale, tra cui il Consiglio Collaterale e la Camera della Sommaria, è attestata in modo continuativo nel corso del secolo, indicando un'integrazione strutturale della casata nei meccanismi decisionali del Regno[8].

XVIII secolo

Nel XVIII secolo, la famiglia Caracciolo continuò a ricoprire incarichi ecclesiastici e civili nel contesto del Regno di Napoli, durante il passaggio dalla dominazione spagnola alla monarchia borbonica. La continuità nell'esercizio di funzioni pubbliche e religiose si riflette nella presenza di membri del casato in sedi vescovili e in organi amministrativi regionali.

Tra le figure più documentate figura Filippo Caracciolo, vescovo di Aversa dal 1702 al 1728, che promosse riforme in ambito educativo, assistenziale e pastorale, in linea con le direttive del giuseppinismo e con le tendenze riformatrici in ambito ecclesiale dell'epoca[16].

Il casato mantenne inoltre un ruolo significativo nella gestione dei propri feudi e dei patrimoni immobiliari. Alcuni rami, tra cui quello dei Caracciolo di Santobono, ottennero o consolidarono titoli nobiliari, come quello di Duca di San Vito, conferito da sovrani borbonici o riconfermato con diplomi di rinnovazione[7]. Le alleanze matrimoniali con famiglie di pari rango, come i Capece Minutolo e i Gonzaga, contribuirono alla conservazione dello status nobiliare e all'inserimento dei Caracciolo nelle reti dinastiche dell'aristocrazia meridionale.

XIX secolo

La partecipazione della famiglia ai processi politici e militari del XIX secolo è attestata da numerosi episodi documentati, tra cui emerge in particolare il coinvolgimento diretto di alcuni suoi membri nei principali eventi della storia del Regno di Napoli e della successiva fase unitaria.

Francesco Caracciolo (1752-1799), ufficiale della marina borbonica, aderì alla Repubblica Napoletana assumendo il comando della flotta repubblicana. Catturato al termine del conflitto e sottoposto a un procedimento giudiziario irregolare, fu condannato a morte ed eseguito per impiccagione per ordine di Horatio Nelson, in un contesto di restaurazione monarchica sostenuta dalla prima coalizione antifrancese[17].

Negli anni successivi, diversi rami del casato continuarono a esercitare funzioni pubbliche e a partecipare alla vita politica del Regno delle Due Sicilie. Tra questi si distingue Giuseppe Caracciolo di Forino (1805-1881), il quale, già attivo nel quadro amministrativo borbonico, fu nominato senatore del Regno d'Italia con decreto reale nel 1861, all'indomani dell'Unità d'Italia.[18].

La casata figura tra le casate iscritte al Libro d'oro della nobiltà italiana a partire dal 1869, in seguito al censimento nobiliare avviato dallo Stato italiano per il riconoscimento delle dignità preunitarie[4]. La varietà di posizioni politiche assunte dai diversi rami in questa fase riflette le trasformazioni in atto nel tessuto aristocratico italiano tra RestaurazioneRisorgimento e Stato unitario.

Epoca recente

L'impegno in ambito politico e istituzionale proseguì anche durante il XX secolo, con esponenti della famiglia attivi nella fase della transizione democratica italiana. Filippo Caracciolo di Castagneto (1903-1965), appartenente al ramo di Castagneto, fu esponente del Partito d'Azione e prese parte alla Resistenza italiana. Dopo la liberazione, ricoprì l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo guidato da Alcide De Gasperi nel 1945, contribuendo alla riorganizzazione delle istituzioni statali nel contesto del dopoguerra[19]. Un'altra figura di rilievo appartenente al ramo dei Caracciolo di Castagneto fu Marella Caracciolo di Castagneto (1927-2019), nota per la sua attività nel campo delle arti e della cultura. Sposò Gianni Agnelli, presidente della FIAT, e fu mecenate, collezionista e promotrice di iniziative editoriali e artistiche. Il suo contributo all'estetica del secondo dopoguerra italiano, anche attraverso la fondazione Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, è stato oggetto di riconoscimenti nazionali e internazionali[20].

Attraverso il matrimonio tra un esponente della famiglia e Marguerite Caetani, il casato si legò alla storica dinastia romana dei Caetani. Marguerite, di origine statunitense, fu promotrice di iniziative editoriali e culturali tra cui la rivista letteraria Botteghe Oscure, attiva tra 1948 e 1960, e considerata tra le principali pubblicazioni letterarie europee del secondo dopoguerra.

In epoca recente, Lucio Caracciolo si è distinto come editorialista e analista geopolitica. Collabora con la rivista Limes e con altre testate italiane, occupandosi di relazioni internazionali e studi strategici.







sabato 14 settembre 2024

Luoghi-2 = Basilica di Santa Maria Assunta, in Napoli.

Home.

  2.

Basilica di Santa Maria Assunta, in Napoli.

Vi fu seppellito il 20 marzo 976 Teodoro Caracciolo,

 capostipite di tutti i Caracciolo


 

 

LUOGHI STORICI DEI CARACCIOLO: SOMMARIO.

 LUOGHI STORICI DEI CARACCIOLO

Sommario dei post di questo blog e in Facebook.

 Quadro d’insieme.

1. Cappella dei Caraccioli. Napoli

2. Basilica di Santa Maria Assunta. Napoli

3. Monastero dei Santi Sergio e Bacco. Napoli.

martedì 26 febbraio 2019

Luoghi-1 = In Napoli, Cappella dei Caraccioli.

1.
In Napoli
Cappella dei Caraccioli


Letteratura genealogica online: 2. Illustrazione della Cappella Caracciolo-Rosso. Napoli 1863.

B. Home.
Internet Archive.
ILLUSTRAZIONE
della
CAPPELLA CARACCIOLO-ROSSO
nella chiesa
di S. Giovanni a Carbonara.

Napoli
Stabilimento  Tipografico di Gaetano Gioja
Vicolo Mezzocannone n. 4
1863

Letteratura genealogica online: 1. Cronologia della Famiglia Caracciolo, di Francesco de' Pietri. Napoli 1803.

B. home.
Internet Archive.
CRONOLOGIA
della
FAMIGLIA CARACCIOLO
di
Francesco de Pietri
Edizione Seconda
Arricchita di note non più stampate
del Duca delle Guardia
Ferrate della Massa
e della Vita dell'Autore.
In Napoli MDCCCIII
Nella Stamperia Simoniana
Con pubblica autorità.
 

Home: Ritrattistica.

RITRATTISTICA.
Homepage.

1. Tomaso Caracciolo.
2. Carlo Andrea Caracciolo.
3. Caterina Caracciolo.

Ritrattistica: 3. Caterina Caracciolo.

Ritrattistica:
3.
 Caterina Caracciolo: 1573-1622.
Carlo Andrea Caracciolo 2. ↔ 4.

Ritrattistica: 2. Carlo Andrea Caracciolo.

Ritrattistica:
2.
Carlo Andrea Caracciolo: 1583?-1646.
 Tomaso Caracciolo 1. ↔ 3. Cataerina Caracciolo

Pagine tratte dalla
 Illustrazione della Cappella Caracciolo-Rosso
nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara
Napoli, 1873

Pag. 49.

Pag 50.


Pag. 51.


Pag. 52


Pag. 53

Ritrattistica: 1. Tomaso Caracciolo.

Ritrattistica:
1.
Tomaso Caracciolo: 1572-1631.
Homepage 0. ↔ 2. Carlo Andrea Caracciolo

venerdì 29 maggio 2009

L’opera pittorica di Battistello Caracciolo


Ampliamenti dal Repertorio
Iconografico

Repertori:
a - b - c - d - e - f - g - h - i - j - k - l - m - n -

1. L’opera pittorica di Battistello. – Giovanni Battista (vedi scheda biografica) Caracciolo, detto Battistello, nacque a Napoli nel 1570 e morì nel 1635. Fu un seguace dell’opera pittorica del Caravaggio, che capitò a Napoli nel 1606, per sfuggire alle conseguenze di un omicidio compiuto a Roma. Troviamo in rete le seguenti opere di cui si redige un elenco sommario con tutte le indicazioni reperibili poste alla base del dipinto:

Sommario: 1. – 2. – 3.

1.



2.

3
Fonte.

La liberazione di San Pietro. Museo Nazionale di Capodimonte. Napoli.

martedì 26 maggio 2009

Luther Blisset: «Q», romanzo contemporaneo sulla figura di Pietro Carafa. – Lettera a Carafa del 14 maggio 1521 da Worms.

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Navigazione: PROLOGO. Fuori dall’Europa. – L’«Occhio»: Lettere del 17 maggio 1518, del 10 ottobre 1518. – PRIMA PARTE. Il Coniatore. a) Frankenhausen: Capitoli: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7. - La dottrina, il pantano: 8. – L’«Occhio»: Lettere del 14 maggio 1521, del 27 ottobre 1521. – Capitoli: 9 - 10 - 11. - La sacca, i ricordi: 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29. – L’«Occhio»: Lettere del 28 maggio 1525, del 22 giugno 1526, del 10 giugno 1527, del 17 settembre 1527, del 1 ottobre 1529.

A seguire:
– PARTE SECONDA – PARTE TERZA - EPILOGO

PRIMA PARTE
Il Coniatore
L’occhio di Carafa
(1521)
Lettere: precedente - successiva.

*

Lettera inviata a Roma dalla città di Worms, sede della Dieta imperiale, indirizzata a Gianpietro Carafa, datata 14 maggio 1521

All’illustrissimo e reverendissimo signore e padrone onorandissimo Giovanni Pietro Carafa, in Roma.

Illustrissimo e reverendissimo signore e padrone mio onorandissimo,

scrivo a Vostra Signoria a proposito di un avvenimento gravissimo e misterioso: Martin Lutero è stato rapito due giorni fa mentre faceva ritorno a Wittenberg con il salvacondotto imperiale.
Quando Ella mi ha commissionato di seguire il monaco alla Dieta imperiale di Worms non mi ha fatto parola di alcun disegno di tal genere; se c’è qualcosa che si è sottratto alla mia attenzione e che dovrei sapere, attendo con ansia che la Signoria Vostra voglia metterne a conoscenza il suo servitore. Se, come credo, le mie informazioni non erano manchevoli, allora posso affermare che una minaccia oscura e gravissima incombe sulla Germania. Pertanto ritengo essenziale comunicare a V.S. quali sono stati i movimenti di Lutero e intorno a lui nei giorni della Dieta e quale è stato il comportamento del suo signore, il Principe Elettore di Sassonia Federico.
Il martedí 16 di aprile all’ora del pranzo la guardia di città posta sulla torre del duomo ha dato a suono di tromba il segnale consueto per l’arrivo di un ospite di riguardo. La notizia dell’arrivo del monaco si era già diffusa in mattinata e molte persone gli erano andate incontro. La sua modesta vettura, preceduta dall’araldo imperiale, era seguita da un centinaio di persone a cavallo. Una grande folla ingombrava la strada, cosí da impedire al corteo di procedere speditamente. Prima di entrare all’albergo Johanniterhof tra le ali di folla, Lutero ha guardato intorno con occhi di indemoniato gridando «Dio sarà per me». A poca distanza, all’albergo del Cigno, aveva preso stanza il Principe Elettore di Sassonia col suo seguito. Fin dalle prime ore della sua residenza, cominciò un andare e venire di piccola nobiltà, borghigiani e magistrati, ma nessuno dei personaggi più importanti della Dieta ha inteso compromettersi visibilmente con il monaco. Eccetto il giovanissimo langravio Filippo d’Assia, che ha sottoposto a Lutero sottili questioni riguardanti i costumi sessuali nella Babilonica, ricevendo da questi un severo rabbuffo. Lo stesso principe Federico lo vide soltanto nelle sedute pubbliche.
Del resto non nelle sedute pubbliche del 17 e 18 di aprile si sono svolti i veri negozi, quanto nelle conversazioni private e in alcuni avvenimenti che sono accaduti durante la permanenza di Lutero a Worms. Come la Signoria Vostra già saprà, nonostante l’avversione nutrita dal giovane Imperatore Carlo nei confronti del monaco e delle sue tesi, la Dieta non è riuscita a farlo ritrattare, né a prendere i giusti provvedimenti prima che gli avvenimenti precipitassero. Questo a causa delle manovre abilmente orchestrate da alcuni misteriosi sostenitori di Lutero, tra i quali credo di poter annoverare l’Elettore di Sassonia, anche se non è possibile affermarlo con certezza assoluta, per via del carattere sotterraneo e oscuro di tali manovre.
- La mattina del 19 di aprile l’Imperatore Carlo V ha convocato gli elettori e i principi per chiedere di prendere una posizione decisa su Lutero, manifestando a essi il proprio rammarico per non aver proceduto energicamente contro il monaco ribelle fin da subito. L’Imperatore ha confermato il salvacondotto imperiale di ventun giorni a patto che il frate non predicasse durante il viaggio di ritorno a Wittenberg. Nel pomeriggio di quello stesso giorno i principi e gli elettori si sono convocati per deliberare sulla richiesta imperiale. La condanna per Lutero è stata approvato con quattro voti su sei. L’Elettore di Sassonia certamente ha votato contro, e questa è stata la sua prima e unica manifestazione aperta in favore di Lutero.
- La notte del 20 «sono stati però affissi da ignoti in Worms due manifesti: il primo conteneva minacce contro Lutero; il secondo dichiarava che 400 nobili si erano impegnati con giuramento a non abbandonare il «giusto Lutero» e a dichiarare la loro inimicizia ai principi e ai romanisti e anzitutto all’arcivescovo di Magonza.
Questo accadimento ha gettato sulla Dieta l’ombra di una guerra di religione e di un partito luterano pronto a insorgere. L’arcivescovo di Magonza, spaventato, ha chiesto e ottenuto dall’Imperatore che si riesaminasse tutta la questione, per non correre il pericolo di spaccare in due la Germania e prestare il fianco a una rivolta. Chiunque abbia affisso quei manifesti ha ottenuto quindi lo scopo di far concedere alla causa una proroga di alcuni giorni e di diffondere timore e circospezione riguardo all’eventuale condanna di Lutero.
- Il 23 e 24, dunque, Lutero è stato esaminato da una commissione nominata dall’Imperatore per l’occasione e, come forse la S.V. già saprà, ha continuato a rifiutare la proposta di una ritrattazione. Ciononostante il suo collega di Wittenberg che lo aveva accompagnato alla Dieta, Amsdorf, ha sparso la voce che si era vicini a un accordo conciliatorio tra Lutero, la Santa Sede e l’Imperatore. Perché, Signore mio illustrissimo? Io credo, ancora dietro suggerimento dell’Elettore Federico, per guadagnare altro tempo.
- Di conseguenza, tra il 23 e il 24 si è avuta una grande alternanza di mediatori per ricomporre la rottura tra Lutero e la Santa Sede, rappresentata qui a Worms dall’arcivescovo di Treviri.
- Il 25 si è tenuto un incontro privato, senza testimoni, tra Lutero e l’arcivescovo di Treviri che, come era prevedibile, ha vanificata tutta la diplomazia dei due giorni precedenti. Privatamente Lutero, come già aveva palesato durante le sedute della Dieta al cospetto dell’Imperatore, ha rifiutato «per coscienza» di ritrattare le sue tesi. Si è sancita quindi una rottura incolmabile e definitiva. In quelle ore per le strade della città correvano voci di un imminente arresto di Lutero.
- La sera dello stesso giorno, sono state notate due figure avvolte nei mantelli recarsi nella stanza di Lutero. L’albergatore li ha riconosciuti come Feilitzsch e Thun, i consiglieri del Principe Elettore Federico. Cosa è stato approntato durante quell’incontro notturno? La S.V. potrà forse trovare risposta negli avvenimenti dei giorni successivi.
- La mattina del giorno seguente, il 26, Lutero ha lasciato senza rumore la città di Worms, con una piccola scorta di nobili suoi simpatizzanti. L’indomani era a Francoforte; il 28 a Friedberg. Qui egli ha indotto l’araldo imperiale a lasciarlo proseguire da solo. Il 3 maggio Lutero ha abbandonato la strada maestra e ha proseguito il viaggio per vie secondarie, adducendo come motivazione al mutamento di itinerario una visita ai suoi parenti, presso la città di Möhra. Ha anche indotto i suoi compagni di viaggio a proseguire direttamente in un’altra carrozza. I testimoni dicono che quando ha ripreso il viaggio da Möhra era solo nella vettura, con Amsdorf e il collega Petzensteiner. Dopo qualche ora la carrozza è stata fermata da alcuni uomini a cavallo i quali hanno domandato al conducente chi fosse Lutero e, riconosciutolo, lo hanno preso con la forza e trascinato via con loro nella macchia.
Alla Signoria Vostra risulterà evidente come non sia possibile non vedere Federico, l’Elettore di Sassonia, dietro a tutto questo macchinare. Ma nel caso che Ella abbia scrupolo di correre a una troppo affrettata conclusione, mi sia consentito dunque di mettere davanti agli occhi di V.S. alcuni quesiti. Chi aveva interesse a ritardare la condanna di Lutero, tenendo aperta la diatriba? E conseguentemente chi, per rallentare la sentenza, aveva interesse a paventare la minaccia di un partito dei cavalieri pronto a difendere il monaco con la spada contro l’Imperatore e il Papa? Infine, chi aveva interesse a mettere al sicuro Lutero inscenando un rapimento, senza rivelarsi apertamente e senza compromettersi agli occhi dell’Imperatore stesso?
Ho l’audacia di credere che anche la S.V. giungerà alla conclusione del suo servitore. Si respira l’aria della battaglia, mio Signore, e la fama di Lutero cresce ogni giorno di più. La notizia del suo rapimento ha scatenato panico e agitazione indicibili. Anche chi non condivide le sue tesi, riconosce ormai in lui una voce autorevole della riforma della Chiesa. Una grande guerra religiosa è in procinto di scatenarsi. I semi che Lutero ha sparsi, rapito dall’impeto della convinzione, stanno per dare i loro frutti. Discepoli ansiosi di passare all’azione si preparano a trarre, con intrepida logica, le conseguenze dei suoi pensieri. Se la sincerità è una virtú, la Signoria Vostra mi consentirà forse di affermare che i protettori di Lutero hanno già raggiunto l’obiettivo di trasformare il monaco in un ariete contro la Santa Sede, organizzando intorno a costui un ampio seguito di popolo. E adesso, essi stanno soltanto aspettando il momento più opportuno per dar battaglia in campo aperto.
Non mi occorre a dire altro se non che bacio le mani a V.S. e a quella con tutto il cuore mi raccomando.

Di Worms, il giorno 14 di maggio 1521
il fedele osservatore di Vostra Signoria Illustrissima
Q.





(A seguire)

I Caracciolo in oltre 1000 anni di storia: n) Monache .

Versione 1.0 / 26.5.09.
Biblioteca. - Repertorio:
Precedente - Successivo
Sezione: a - b - c - d - e - f - g - h - i - j - k - l - m - n -

Sulla scorta delle Memorie di Enrichetta Caracciolo, o delle ricostruzioni attendibili o meno della «Cronaca del Convento di Sant’Arcangelo a Baiano», nel loro nucleo originario attribuite a un Francesco Paolo Caracciolo, vivente agli inizi del Seicento, pare opportuno compilare un distinto Repertorio per tutte le monache di cognome Caracciolo o Carafa. Le fonti a cui attingeremo saranno le più varie e non è nostro intento principale ricostruirne la genealogia. In ogni casa, tutte le monache che troveremo nelle tavole del Fabris/Caracciolo saranno qui incluse.

Mira Caracciolo. – Fu monaca di San Gregorio intorno al 1138. Era figlia di Landolfo e di Anna Gaietana. Vedi Ambrogini tav. I.